Descrizione

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Descrizione

Il forte di Oga si trova alla quota di circa 1730 metri sul livello del mare in una località che veniva identificata con il toponimo di Dossaccio. Previsto già nei primi anni del ‘900, in un primo tempo alle Motte di Oga, fu poi qui realizzato tra il 1908 e il 1914 a difesa dei principali valichi alpini pensando ad un eventuale conflitto con l’Austria e ad un possibile attraversamento nemico dalla vicina Svizzera. Da questa postazione dominante Bormio potevano essere agevolmente battute tutte le principali vie di accesso all’Alta Valtellina, dal Foscagno alle valli di Fraele, dallo Stelvio-Umbrail, ai sentieri alle valli della Valfurva.

Dal 1938 il forte è intitolato al capitano Corrado Venini, Medaglia d’Oro al Valor Militare per essere caduto in combattimento nel corso della Grande Guerra durante le operazioni di contrasto alla Strafexpedition scatenatasi in Trentino nel maggio del 1916. Curiosamente il figlio Giulio seguirà lo stesso tragico destino, cadendo in combattimento in Grecia nel 1941.

La strada tramite cui si arriva ai piedi del forte è stata realizzata proprio in occasione della sua costruzione in sostituzione della vecchia mulattiera, occorrendo una via di trasporto per i materiali, alcuni dei quali di provenienza locale, come la pietra della val Cadolena, la sabbia dell’Adda, la calce di buona qualità ricavata dalla dolomia bormina e il ferro degli storici forni di Premadio.

La via di accesso al forte è identificabile con il ponte in pietra (1) che permette di oltrepassare il canale di scolo della torbiera e conduce all’interno della Riserva Naturale del Paluaccio, istituita nel 1983.
Oltrepassato il ponte, sulla sinistra e presente uno degli edifici di pertinenza del forte (3), attualmente concesso in uso alla società che gestisce gli impianti di risalita, ma che in futuro verrà restituita ad una funzione pubblica e sarà destinata a divenire la “porta del parco del forte di Oga”, struttura di accoglienza per i visitatori del forte e della riserva naturale. Da qui, proseguendo sulla destra, ha inizio la salita che conduce al forte (5) e dopo qualche decina di metri, sulla sinistra, si incontra la cosiddetta “casermetta” (6), costruita nel 1935 laddove esisteva una baita in pietra, in cui era dislocato un reparto della guardia di confine. L’edificio, restaurato a cura della Comunità Montana Alta Valtellina, è divenuto la “casa della riserva” dove si svolgono conferenze e attività didattiche. Affacciandosi verso valle si ha modo di scorgere un’altra costruzione appartenente al compendio ed originariamente destinata all’alloggio dei militari.

Nell’ambito dell’accordo di valorizzazione che il Comune di Valdisotto ha sottoscritto al momento dell’acquisizione dei beni da parte dell’Agenzia del Demanio, è previsto il recupero anche di questa struttura che sarà probabilmente ad uso compatibile con la destinazione originaria (7).
Riprendendo l’ascesa s’incontra, dopo il primo tornante, una postierla (8), ovvero una piccola porta segreta utilizzabile come accesso secondario, come via di fuga in caso di assedio o come accesso per trasportare le polveri verso la polveriera, a cui è pure collegata. Al successivo tornante si incontra il “sentiero della sentinella”, un percorso di ronda che racchiude le strutture di difesa del forte costituite dal fossato e dal sistema di reticolati che corrono lungo tutto il perimetro; la percorrenza del sentiero permette la visione di buona parte delle difese ancora presenti.
Percorrendo gli ultimi metri di salita si giunge al piazzale antistante il viale d’ingresso al forte (9) che, passando accanto alla presa d’aria, conduce al portale di accesso.

La struttura del forte di Oga fa riferimento alla tipologia costruttiva frutto degli studi teorici a progettuali del Generale del Genio Enrico Rocchi, in particolare quello sui “tipi razionali di fortificazioni permanenti”. L’opera nel suo complesso deriva invece dagli studi di forti corazzati del generale e ingegnere belga Henri-Alexis Brialmont, elaborati agli inizi del ventesimo secolo.
Varcato il portale d’ingresso si percorre il ponte originariamente a scorrimento, controllato dal corpo di guardia, il locale che si trova sulla destra, dal quale i militari, in caso di attacco nemico, potevano azionare il movimento aprendo il fossato esposto al tiro dei soldati con la possibilità di introdurre delle granate facendole scivolare dalle apposite caditoie. Ora il corpo di guardia è adibito a “sacrario” con l’esposizione di alcuni cimeli di guerra. È tuttavia ancora presente il volantino grazie al quale era possibile azionare il movimento del ponte e attraverso una stretta botola del pavimento si può accedere alla parte sottostante dove sono ancora visibili i vani e gli apparati ad uso del ponte mobile.
Proseguendo oltre l’androne d’ingresso si esce nel lungo cortile interno (11) dal quale si può accedere a tutti gli ambiti del forte. Sul lato meridionale vi sono la cucina, la dispensa, le latrine (ufficiali e truppa), i locali di carica e l’ingresso alla polveriera sotterranea; su quello settentrionale sono presenti i due ingressi al corpo principale e, all’estremo ovest la via di accesso alla copertura, un percorso estremamente interessante che permette di osservare da vicino il fossato che circonda il forte su tutto il perimetro ad eccezione del lato sud ovest. Chi fosse riuscito a superare i reticolati esterni di filo spinato avrebbe dovuto saltare dall’alto muro per penetrare al suo interno, con pericolo di cadere sui micidiali cavalli di frisia costituiti da gruppi di punte di ferro acuminate posti a “istrice” a loro volta collegati da filo spinato, ed evitare i colpi di mitraglia delle due torrette a scomparsa (12) che coprivano l’area e della caponiera aggettante sul cortile (13), che con tiro radente o fuoco d’infilata (cioè parallelo alle mura volto a colpire sul fianco gli assalitori), proteggeva il fossato e l’esterno del muro.
Salendo attraverso i gradini ricavati nella struttura si può apprezzare la distesa delle quattro cupole corazzate (14) e intuire, osservando il magnifico panorama, come la localizzazione del forte potesse essere strategicamente determinante nel quadro del programma di difesa territoriale. La gittata dei cannoni calibro 120/40 del forte – circa 12.800 metri – permetteva di colpire tutti i passi potenzialmente soggetti al pericolo nemico.
Entrando nel corpo principale tramite la porta occidentale vi sono quattro possibili opzioni di percorso: sulla sinistra la visita alla caponiera ovest e alla camerata ufficiali (15); sulla destra il corridoio al quale afferiscono tutti gli altri locali del piano terreno; verso nord è invece possibile accedere alla torretta di mitraglia occidentale a alla scala che conduce al piano superiore. Incamminandosi a destra lungo il corridoio si ha il locale batterie seguito dalla stanza dove è ancora presente il generatore di corrente (16). La corrente elettrica a servizio dell’intera struttura veniva prodotta grazie all’energia del motore a nafta posizionato in questa sala che muoveva la dinamo ad esso collegata. Il generatore di corrente forniva una tensione di 130 volt e l’energia elettrica prodotta veniva accumulata in batterie ospitate nel locale attiguo. Il motore era raffreddato ad acqua mediante le cisterne collocate in alto nella sala. La marmitta del motore è posta a circa tre metri d’altezza sulla parte esterna del corridoio, collegata ad esso tramite un tubo. Al fine di non segnalare al nemico la posizione del forte, il fumo denso e nero prodotto dalla combustione del carburante veniva filtrato attraverso il dissipatore visibile nel cortile (17): una cisterna contenente acqua nella quale i fumi depositavano la fuliggine, permettendo una depurazione del fumo che fuoriusciva nell’aria con una colorazione bianca.
Lungo il corridoio sono localizzati l’armeria, le camerate, l’infermeria e i magazzini dei proietti. Alcune di queste stanze, essendo prive degli arredi originali, sono state allestite con riproduzioni fotografiche (18) abbinate a frasi emblematiche associate a varie tematiche.
Al termine del corridoio una ripida scalinata conduce alla caponiera est e un disimpegno sulla sinistra porta alla torretta a scomparsa est (19) che, come la sua omologa ad ovest, ospitava una mitragliera Gardner con gittata 2 km; la sua funzione era di difendere il forte da un eventuale attacco nemico di fanteria. La torretta, ruotando manualmente, poteva battere l’intero perimetro del fossato e dei reticolati intorno al forte (aree all’epoca prive degli alberi adesso presenti). Sempre manualmente la torretta poteva essere abbassata fino a scomparire nel suolo, da qui il termine “a scomparsa”.
Il piano superiore del forte è caratterizzato dalla presenza dell’ampio corridoio di batteria (21) dal quale si sale per accedere ai pozzi per cannoni coperti dalle cupole corazzate che furono costruite nello stabilimento di Pozzuoli della fabbrica inglese Armstrong. Esse poggiavano su grossi cuscinetti a sfera e ruotavano a 360° col cannone; sono di tipo “leggero”, spesse cioè solo 40 mm anziché 140 ed arano in grado di resistere solamente agli sharpnel a schegge di granate. La scelta ti tali cupole fu probabilmente dettata dal fatto che il forte si trovava in una posizione defilata rispetto al tiro delle artiglierie nemiche; in effetti il forte non fu mai colpito essendo fuori dalla gittata massima dei pezzi austriaci.

Da notare che l’incavalcamento e lo scavalcamento della canna dei cannoni poteva avvenire senza smontare la cupola. Le migliaia di chilogrammi della bocca di fuoco venivano fatti scendere attraverso la scala interna che collega il corridoio di batteria e la cupola (22), utilizzando gli anelli incassati nei muri, argani, corde, muli e uomini.

Le altre stanze del piano erano destinate alle riservette e, in posizione defilata nell’angolo nord-est, alla sala comando (23) dalla quale partiva un complesso sistema di comunicazioni con tubi in rame (interfono) che permetteva di comunicare con ogni riservetta ed ogni torre.

Per le comunicazioni a lunga distanza e collegare il forte con l’esterno e col comando situato ai Bagni di Bormio era stata allestita un’apposita linea telefonica che si diramava ulteriormente verso le vette italiane fino alla cima Trafoi da cui le vedette italiane comunicavano al forte gli aggiustamenti di tiro per le artiglierie.

Ponte in pietra

1 – Ponte in pietra

Il Dossaccio

2 – Il Dossaccio

Magazzino

3 – Magazzino

Planimetria

4 – Planimetria

Salita verso il forte

5 – Salita verso il forte

Casermetta

6 – Casermetta

Alloggi

7 – Alloggi

Postierla

8 – Postierla

Viale di accesso

9 – Viale di accesso

Piano terreno

10 – Piano terreno

Cortile

11 – Cortile

Torretta a scomparsa

12 – Torretta a scomparsa

Caponiera ovest

13 – Caponiera ovest

Cupole corazzate

14 – Cupole corazzate

Camerata ufficiali

15 – Camerata ufficiali

Generatore di corrente

16 – Generatore di corrente

Dissipatore di fumo

17 – Dissipatore di fumo

14-stanza-allestita

18 – Magazzino proietti

Torretta di mitraglia est

19 – Torretta di mitraglia est

Piano superiore

20 – Piano superiore

Corridoio di batteria

21 – Corridoio di batteria

Accesso alla cupola

22 – Accesso alla cupola

Sala comando

23 – Sala comando